Bioplastiche sul podio a Berlino
Tra i cinque finalisti all'European Bioplastics Innovation Award c'è anche un progetto italiano. Vince l'etichetta compostabile di Celanese e Bio4Life. 5 dicembre 2025 08:45
A margine della ventesima conferenza annuale di European Bioplastics, tenutasi nei giorni scorsi a Berlino, è stato proclamato il vincitore dell'Innovation Award 2025, riconoscimento agli sviluppi più innovativi nel settore delle bioplastiche.
Sono stati i partecipanti alla European Bioplastics Conference a decretare il vincitore, scelto all'interno di una rosa di cinque finalisti, tra cui spiccava anche l'iniziativa italiana Fabbrica Zero, nata grazie al progetto Life Restart, che ha portato allo sviluppo della bioplastica Ecobuddy.
Sul podio sono saliti Celanese e Bio4Life, grazie all'etichetta compostabile, a base cellulosica, Clarifoil Cellulosic BioWhite Film, da apporre direttamente su frutta e verdura, senza inquinare - ai fini del compostaggio - i residui vegetali conferiti nell'umido ed evitando al contempo la formazione di microplastiche.
Oltre al materiale, è stato necessario formulare un adesivo specifico, BioTAK HC700, in grado di fornire la necessaria adesione a frutta e verdura, anche in presenza di superfici irregolari. Ai fini del compostaggio, l'intera etichetta, adesivo compreso, è certificata Home Compostable da TÜV.
Tra i finalisti, la sudcoreana SK leaveo è stata selezionata dalla giuria per l'agente nucleante a base nanocellulosica CNC (Crystal Nano Cellulose) per PBAT, capace di accelerare la cristallizzazione in fase di polimerizzazione; è indicato per applicazioni di rivestimento di fertilizzanti e non tessuti (spinning), ma anche per aumentare la resistenza meccanica in filmatura e abbreviare i tempi di ciclo nello stampaggio a iniezione. Inoltre, consente al PBAT di ottenere la certificazione di compostaggio nel terreno (come TÜV Soil), che il solo biopolimero non sempre riesce a raggiungere.
La tedesca Arweco è entrata nella ristretta rosa dei finalisti - e terza classificata - per Otura, un composito con matrice biopolimerica (PLA, PHA o PBS) rinforzato al 35% con fibre ottenute dalle lolle di avena, sottoprodotto agricolo fino ad oggi poco valorizzato. Il biocomposito è compostabile (industriale e domestico), colorabile e può essere trasformato mediante iniezione, estrusione, termoformatura e stampa 3D.
Potenziali applicazioni riguardano imballaggi, casalinghi e giocattoli, vasi per giardinaggio e film pacciamanti.
Da una collaborazione tra la britannica Futamura e la tedesca Repaq è nata una bustina monodose per condimenti liquidi costituita da un laminato flessibile a base di carta e biopolimero, in grado di fornire barriera a gas e umidità - anche con MAP (atmosfera modificata) -, e verso idrocarburi volatili.
L'imballo è compatibile con le linee di saldatura e confezionamento, ma la particolarità di questa soluzione è la compostabilità industriale e domestica, che non pregiudica la resistenza meccanica della confezione. Ovviamente, il materiale è idoneo al contatto con alimenti, proponendosi come alternativa alle strutture PET/PE o PET/ALU/PE difficili da riciclare negli impianti convenzionali. Questa soluzione si è classificata al secondo posto all'European Bioplastics Innovation Award.
Abbiamo già accennato alla bioplastica Ecobuddy, proposta in concorso dalla cooperativa sociale Ecosmed. Il biocomposito è ottenuto da scarti agroalimentari di varia natura, reperiti sul territorio siciliano (sanse, pellicine del caffè, trebbie di birra, ecc.) e viene prodotto in un impianto semi-industriale - Fabbrica Zero - sito a Roccavaldina, in provincia di Messina. Ecobuddy può essere lavorata con le principali tecniche di trasformazione ottenendo articoli rigidi o flessibili.
Il progetto Life Restart - che ha portato allo sviluppo del materiale -, è cofinanziato dalla Commissione Europea e ha visto la collaborazione di Università di Messina, Fondazione Messina, Crossing (spin-off dell'Università Ca’ Foscari di Venezia), Giardineria Italiana e Bibetech.
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